Dentisti Brescia

Studio dentistico Dott. Filippo Minutoli

Odontoiatria e sport

L’odontoiatria può avere un ruolo importante anche in ambito sportivo non solo per quanto riguarda la protezione fornita da paradenti professionali, ma anche per gli effetti che un’occlusione non corretta può avere in termini di risultato atletico.

L’utilizzo di un dispositivo intraorale durante l’attività sportiva, comunemente conosciuto come paradenti o bite, è oggi un’abitudine sempre più diffusa non solo tra chi pratica sport “da contatto” in cui il rischio di ricevere traumi o insulti accidentali è elevato, ma anche per gli sport in cui non necessariamente serve avere protezione.

Questo dispositivo permette di proteggere i denti, le gengive e le articolazioni temporo-mandibolari a seguito di traumi che si possono verificare durante lo svolgimento di una competizione o di un allenamento.

E’ necessario fare chiarezza su tali dispositivi intraorali sportivi. Ne esistono infatti due tipologie: i paradenti e gli splint o bite.

Paradenti

I paradenti sono dei dispositivi morbidi in grado di attutire un impatto esterno e nascono con lo scopo di proteggere i tessuti duri (denti e osso mascellare) e molli (labbra, gengive e articolazioni).

Essi sono costituiti da un materiale termoplastico, normalmente etil-vinil-acetato più comunemente detto EVA.

Esistono sostanzialmente tre tipologie di paradenti: i paradenti cosiddetti “boile and bite”, quelli da banco e i paradenti personalizzati. Tutti hanno una forma a U e rivestono i denti e le gengive del mascellare.

Quelli che rientrano nella prima tipologia vengono ammorbiditi in acqua calda e adattati in bocca fino al loro raffreddamento; quelli da banco sono preformati e modificabili solo parzialmente.

Entrambe queste tipologie di paradenti risultano notevolmente imprecisi, ingombranti, non confortevoli e non possono avere di conseguenza un fit adeguato per tutti i tipi di arcate dentarie.

La terza tipologia di paradenti comprende i personalizzati che sono ottenuti partendo dallo sviluppo dell’impronta dell’arcata dentale dell’atleta rilevata da un dentista, da cui si ottiene un modello in gesso (che è la precisa riproduzione dell’arcata dentaria) su cui si costruisce il paradenti personalizzato impiegando la procedura e il materiale che il tecnico ritiene più idonei.

Questo tipo di paradenti è sicuramente più preciso e confortevole perchè è progettato secondo l’anatomia dentale dell’atleta. Ma, come tutti i tipi di paradenti, ha dei limiti in quanto, proprio per le loro proprietà fisiche di morbidezza e flessibilità, hanno una durata nel tempo limitata a causa della loro tendenza a deformarsi costringendo lo sportivo a dover sostituire più volte il dispositivo.

Inoltre non forniscono un’adeguata stabilità occlusale all’atleta, cioè una corretta relazione tra le due arcate dentarie proprio a causa della loro morbidezza.

Per occlusione dentale si intende la relazione di contatto dei denti dipendente dal controllo neuromuscolare. Da ciò ne deriva che una corretta occlusione è il modo migliore con cui le arcate dentarie raggiungono la posizione di intercuspidazione massima (PIM) in cui si ottiene il maggior numero di contatti tra i denti.

Con una corretta occlusione dentale i muscoli masticatori possono esprimere al meglio la loro funzione.

Ogni qualvolta una persona deglutisce senza interposizione linguale, pone le due arcate nella posizione di massima intercuspidazione. Tale posizione, che viene raggiunta involontariamente durante ogni atto deglutitorio o tramite un atto volontario, costituisce un evento estremamente importante dal punto di vista biomeccanico grazie al quale la mandibola partecipa attivamente alla stabilizzazione del cranio sul resto del corpo.

Detto ciò, i paradenti hanno solo una funzione protettiva su tessuti duri e molli da eventuali traumi o insulti che possono derivare durante l’esecuzione dell’attività sportiva.

Se un paradenti incongruo mette in contatto le due arcate dentarie in maniera errata, la stabilità neuro-muscolare fornita dall’occlusione, ed in certi casi persino la performance atletica, possono essere influenzate negativamente.

In questo senso gli splint intraorali o bite, non nascono per avere una funzione protettiva come i paradenti, ma per cercare di ottenere una maggiore stabilità dell’occlusione dentale.

Splint intraorali o bite

Essi sono dei dispositivi rigidi personalizzati, generalmente costruiti in resina, che sono progettati partendo dall‘impronta delle arcate dentali dell’atleta.

Hanno una forma a U e ricoprono i denti dell’arcata dentaria.

Questi dispositivi vengono utilizzati soprattutto nel trattamento dei disordini dell’ATM (articolazione temporo-mandibolare) o nel trattamento delle problematiche muscolari in quanto è necessario utilizzare un materiale rigido per ottenere una stabilità occlusale adeguata, proprietà che non possono avere i paradenti perché morbidi.

Purtroppo però, proprio per la loro rigidità, l’impiego degli splint durante l’attività sportiva è rischioso in quanto, nel caso di un trauma accidentale, potrebbero recare danni ai tessuti duri e molli all’interno del cavo orale.

Inoltre sia i paradenti che gli splint intraorali hanno la necessità di essere sostituiti abbastanza frequentemente a seguito dell’usura data dall’attrito dei denti e dal serramento sviluppato durante l’esecuzione dello sforzo atletico.

A questo punto è necessario dare qualche breve cenno di biomeccanica mandibolare.

La mandibola è una leva di terzo tipo che, sul piano sagittale, compie un movimento roto-traslatorio lungo l’eminenza articolare dell’osso temporale durante il tragitto di apertura e chusura della bocca.

L’articolazione temporo-mandibolare rappresenta il fulcro della leva, la forza è rappresentata dai muscoli elevatori e la resistenza dai denti.

In uno stato di equilibrio della mandibola, i muscoli masticatori mantengono una condizione di riposo, la Posizione di Riposo appunto (Rest Position).

Dato che la forza di gravità tende ad allungare i muscoli elevatori della mandibola, i recettori neuromuscolari si oppongono determinando, per via riflessa, il mantenimento di una loro leggera contrazione.

Quando la mandibola si trova nella Posizione di Riposo (Rest Position), le due arcate dentarie non sono a contatto tra di loro, ma sono separate da uno spazio che prende il nome di spazio libero fisiologico (freeway space) e ammonta a circa 2-3 millimetri.

Un soggetto normale mantiene la Posizione di Riposo per oltre 23 ore al giorno e la abbandona a favore della Posizione di Intercuspidazione Massima (PIM) solo in due circostanze: nell’atto deglutitorio (involontario) e quando si portano i denti a contatto, ad esempio durante uno sforzo intenso (volontario).

Durante la deglutizione le arcate dentali entrano in contatto grazie all’azione prevalente dei muscoli sovra-mandibolari che, con una potente contrazione isometrica, stabilizzano la mandibola contro il mascellare superiore per garantire una base stabile ai muscoli sovra-ioidei.

L’altra condizione in cui viene assunta la PIM, è quando la persona la raggiunge volontariamente e quando si compie uno sforzo intenso: la mandibola abbandona la Posizione di Riposo per passare nella Posizione di Intercuspidazione Massima ed è proprio questa la fase in cui l’atleta ricerca anche a livello occlusale una condizione ottimale di stabilità e di equilibrio al fine di reclutare tutte le energie da esprimere nel suo gesto atletico.

In condizioni di equilibrio i muscoli elevatori e l’articolazione temporo-mandibolare lavorano bilanciandosi e senza che si sviluppino sollecitazioni gravanti sulle strutture, mentre in condizioni di disequilibrio il sistema reagisce con una risposta fisiologica, cioè l’adattamento.

Il limite di adattamento fisiologico ad eventuali disarmonie occlusali è variabile da individuo a individuo. E’ proprio per questo processo che i contatti tra i denti in PIM dovrebbero essere sempre uniformi e simultanei al fine di dare stabilità alla mandibola e creare una condizione di equilibrio neuro-muscolare.

La causa più frequente di spostamento della mandibola dalla posizione “fisiologica” è il precontatto, cioè quando un dente tocca il suo antagonista prima degli altri.

Questo fenomeno obbliga il sistema neuro-muscolare a dare alla mandibola nuovi schemi motori e una nuova posizione che a questo punto può diventare “patologica”.

Infatti in questa situazione le caratteristiche biomeccaniche della mandibola variano: il precontatto diventa il fulcro della leva mandibolare e la resistenza non è più rappresentata dai denti bensì dall’ATM che non è in grado di sopportare dei carichi.

Da qui si genera una normo o ipotonia dei muscoli che lavorano dal lato del precontatto e un’ipertonia dei muscoli che lavorano sull’altro lato. Tale condizione porta ad un accumulo di cataboliti tossici all’interno del tessuto muscolare.

Se si pensa che una persona compie circa 1500-2000 atti deglutitori al giorno, portando quindi in contatto le arcate dentarie fino a raggiungere la PIM (posizione di intercuspidazione massima) per 1500-2000 volte al giorno, si comprende bene quali possono essere le conseguenze a livello muscolare e articolare.

Inoltre in letteratura sono riportati dati che evidenziano una correlazione tra stabilità occlusale e performance muscolare (Bakke et al. 1992; Michler e Möller, 1992).

Infatti maggiore è la stabilità occlusale migliore è la performance muscolare e maggiore è l’equilibrio neuro-muscolare.

La presenza di precontatti dentali, di malposizioni o cross-bite (morso inverso) sono alcuni esempi di noxe patogene che possono portare ad un’alterazione funzionale la quale, se si protrae nel tempo, può esitare in un’alterazione organica di vario tipo (disordini articolari, sofferenza parodontale, usura del tavolato occlusale dei denti, miofasciti, ecc.).

Se queste valutazioni inoltre vengono fatte per un atleta la cui prestazione fisica è spinta al massimo, allora possono esserci delle serie conseguenze in termini di riduzione della performance atletica o addirittura di gravi infortuni. Oggigiorno infatti anche la situazione dentale dell’atleta deve essere valutata attentamente e progettare un dispositivo intraorale adeguato permette di ottenere dunque un corretto contatto tra le arcate dentarie a seguito del quale l’atleta può trarre notevoli benefici in termini di postura corporea, equilibrio e performance atletica.

Dunque sia i paradenti che gli splint hanno dei limiti in quanto i primi forniscono protezione, ma non garantiscono un’adeguata stabilità occlusale; i secondi garantiscono stabilità occlusale, ma non forniscono protezione.

L’impiego durante l’attività sportiva da parte dell’atleta di un dispositivo intraorale personalizzato che possa racchiudere i pregi di entrambi i suddetti dispositivi, permettendo per di più di ottenere un maggior equilibrio neuro-muscolare, un maggior comfort e un aumento della performance atletica, può fare la differenza.

Ogni volta che deglutiamo inviamo informazioni al cervello relative alla posizione del capo e da qui partono dei segnali di aggiustamento per tutti i segmenti del corpo al fine di rimanere sempre in equilibrio con l’ambiente che ci circonda.

Considerando che gli atti deglutitori sono circa 1500-2000 al giorno, se esiste un problema occlusale questo può avere delle influenze non da poco in termini di equilibrio e performance atletica.

Il Dott. Minutoli ha messo a punto un bite sportivo personalizzato in cui sono racchiuse le caratteristiche di protezione, equilibrio e performance.

Partendo da una valutazione globale del paziente-sportivo, viene progettato un bite personalizzato costituito da materiali innovativi che permette di ottenere la massima sicurezza nei casi di insulti durante l’attività sportiva, fornisce equilibrio posturale migliorando la posizione della mandibola e aumenta le prestazioni atletiche quali forza e resistenza annullando i difetti occlusali responsabili della dispersione di energia che si esplica ad ogni atto deglutitorio.

La scelta del dispositivo viene considerata sulla base dello sport.

 

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