Dott. Filippo Minutoli

Studio Dentistico in Brescia - FAQ

IGIENE E PREVENZIONE:

1. Perché mi sanguinano le gengive?

Il sanguinamento è uno dei segni principali di infiammazione gengivale e ciò lo si può riscontrare sia durante lo spazzolamento dei denti o il passaggio del filo interdentale, che anche spontaneamente. La causa principale è rappresentata dalla presenza di placca sopragengivale responsabile del processo di flogosi che, se non trattato tempestivamente, si può aggravare portando alla malattia parodontale e coinvolgendo i tessuti di sostegno più profondi

2. Da cosa possono dipendere le macchie sui denti?

Le macchie sui denti possono essere causate da bevande quali thé, caffè o succhi di frutta, dal fumo di sigaretta, liquirizia o altri cibi che tendono a pigmentare la superficie dello smalto. Con un’igiene professionale eseguita dal dentista è possibile rimuovere le macchie ed i pigmenti depositati sullo smalto donando un nuovo sorriso ed un aspetto più fresco e pulito.

3. Ogni quanto tempo è corretto eseguire un’igiene orale?

Dipende da diversi fattori quali ad esempio lo stato di salute gengivale generale, la presenza o meno di malattia parodontale, se sono presenti impianti osteointegrati, la compliance del paziente, la meticolosità con cui si esegue il mantenimento domiciliare e la condizione di eventuali restauri protesici.
In linea generale sarebbe corretto eseguire un’igiene professionale associata ad una visita di controllo ogni 6 mesi, massimo una volta all’anno solo per i pazienti che hanno un’igiene perfetta e non hanno condizioni orali complesse da dover richiedere controlli più ravvicinati. Nei pazienti parodontali o con impianti potrebbe essere necessario eseguire un mantenimento anche a distanza di 3-4 mesi per tenere sempre monitorata la situazione parodontale.

4. Che differenza c’è tra igiene e levigatura radicolare?

L’igiene professionale viene eseguita con l’impiego di un ablatore che, per effetto cavitazione, spruzzando aria-acqua, disgrega le particelle di placca e tartaro sopragengivale distaccandole facilmente dalla superficie dei denti. Quando invece il tartaro si accumula sottogengiva è necessario eseguire una disinfezione più profonda con l’utilizzo di strumenti manuali (scalers e curettes) che consentono all’operatore di avere maggior precisione nelle manovre e una sensibilità superiore grazie all’impiego di strumenti manuali che vengono scelti a seconda dei siti e dei denti da trattare.

5. Perché usare il filo interdentale o altri dispositivi?

L’igiene orale domiciliare deve assolutamente prevedere oltre al classico spazzolino anche altri ausili che risultano di fondamentale importanza. Prima di spazzolare è indicato passare il filo interdentale tra tutti i denti al fine di rimuovere i residui di cibo e di placca. Non utilizzare il filo interdentale comporta non pulire circa il 30% della superficie dei denti su cui possono formarsi carie interprossimali.

Per i pazienti inoltre che hanno dei ponti fissi su denti naturali o impianti oppure i pazienti in cura con un apparecchio ortodontico fisso o ancora i pazienti che hanno ampi spazi tra un dente e l’altro, è fortemente indicato l’impiego degli scovolini. Sono degli spazzolini di varie dimensioni scelti a seconda della grandezza dello spazio da pulire e che possono essere piegati per raggiungere anche le zone più critiche specialmente quelle posteriori.

Per i pazienti che hanno difficoltà nell’utilizzo del filo interdentale, esistono delle forcelle che presentano un pezzo di filo trazionato che facilita la pulizia tra un dente e l’altro.
Gli idropulsori sono dei dispositivi secondari che non possono essere usati come sostituti del filo o degli scovolini in quanto spruzzano un getto d’acqua ad alta pressione ed eliminano i grossi eccessi, ma non detergono del tutto la superficie del dente interprossimale. Negli spazi stretti risulta inutile perché l’acqua sbatte sul dente e non penetra efficacemente.

SBIANCAMENTO DENTALE

1. Da che età è possibile sbiancare i denti?

E’ sempre bene aspettare la completa maturazione di tutti i denti e delle radici. Quindi l’ideale sarebbe non prima dei 18 anni.

2. Quanto dura l’effetto sbiancante?

Dipende da diversi fattori e dalle abitudini del paziente. Fumo, alcol, cibi o bevande pigmentanti come thé e caffè possono condizionare la durata dell’effetto sbiancante che di conseguenza va ripetuto in tempi più ravvicinati. Di norma per un paziente che conduce uno stile di vita normale senza fumare e limitando l’assunzione di bevande e cibi coloranti si può arrivare anche a 2 anni.

3. Ci sono controindicazioni allo sbiancamento?

Condizioni di ipersensibilità dentale, presenza di restauri multipli, denti con profonde abrasioni o macchie tetracicliniche (denti con colore a bande), denti devitalizzati sono le situazioni principali che controindicano allo sbiancamento dentale.

4. Posso sbiancare denti ricostruiti o restaurati?

La presenza di otturazioni o ricostruzioni dentali deve essere presa in considerazione prima di affrontare uno sbiancamento professionale, specialmente se i denti restaurati sono frontali.

Questo perché dopo lo sbiancamento potrebbe apparire una differenza di colore tra lo smalto residuo sano del dente e il restauro, portando ad un fastidioso inestetismo. Per questo in certi casi bisogna prevedere la sostituzione delle otturazioni dopo che l’effetto sbiancante si è assestato.

Per quanto riguarda la presenza di corone in ceramica è chiaro che non è possibile avere l’effetto sbiancante che si ottiene sui denti naturali in quanto la ceramica non si sbianca, quindi si avrebbe una differenza di colore evidente. In questi casi è sconsigliato dunque sbiancare a meno che non si decida di sostituire i vecchi restauri e, solo dopo il consolidamento del colore ottenuto con lo sbiancamento, si procede alla sostituzione delle corone.

5. Cosa fare in caso di sensibilità post-trattamento?

Una sensibilità post-trattamento sbiancante può essere normale. In questi casi è possibile eseguire delle applicazioni di gel al fluoro o impiegare dei dentifrici per la sensibilità (oggi ne esistono di molto efficaci) o delle mousse professionali che contrastano questa fastidiosa sensazione.

6. Ogni quanto tempo si può ripetere lo sbiancamento dentale?

Lo sbiancamento professionale eseguito alla poltrona andrebbe rivalutato almeno dopo 3-5 anni per consentire allo smalto dentale una fisiologica remineralizzazione. L’ideale è eseguire un refresh domiciliare con del gel sbiancante fornito dal dentista e che viene applicato all’interno di mascherine trasparenti. Questa applicazione si può ripetere anche 1-2 volte all’anno in quanto l’agente sbiancante è molto più blando rispetto alla concentrazione del gel utilizzato per lo sbiancamento alla poltrona.

CONSERVATIVA

1. Che materiali vengono utilizzati per le ricostruzioni?

Un tempo si utilizzava l’amalgama d’argento che però è stata ormai soppiantata dall’avvento di materiali più estetici e biocompatibili quali le resine composite. Con una corretta modellazione e scelta del colore dei compositi, è possibile eseguire restauri molto naturali e duraturi nel tempo preservando la massima quantità di sostanza dentale sana e rimanendo in questo modo molto conservativi.

2. Se ho delle otturazioni metalliche (in amalgama) posso sostituirle?

I pazienti hanno richieste estetiche sempre più elevate e la presenza in bocca di otturazioni metalliche scure o grige in amalgama rappresenta un inestetismo evidente. Per questo è possibile rimuovere le vecchie amalgame dentali in condizioni protette mettendo in atto delle procedure di rimozione sicura dell’amalgama che prevedono l’utilizzo di aspirazione ad alta velocità, l’uso della diga di gomma e occhiali protettivi.

3. Che differenza c’è tra un’otturazione e un intarsio?

Quando la carie ha un estensione esigua è sufficiente sostituire la parte mancante con una semplice otturazione diretta, ma se l’estensione è maggiore è possibile ricorrere ad un intarsio che viene progettato in laboratorio e che viene cementato nella cavità preparata. Per questo viene definito restauro indiretto.

4. Che cos’è la diga di gomma?

E’ un foglietto di gomma che viene utilizzato per isolare il dente o i denti su cui è necessario intervenire. Ha moltissimi aspetti positivi tra cui evita che vada in bocca al paziente accidentalmente qualche goccia di disinfettante o strumento, crea un sigillo per la saliva, il dentista si concentra più facilmente sul campo operatorio ed è fondamentale nelle procedure di conservativa ed endodonzia.

5. Cosa sono le bite-wings?

Sono delle piccole lastre endorali orizzontali che permettono di eseguire un controllo radiografico evidenziando la presenza di carie interprossimali (cioè tra un dente e l’altro) soprattutto per i denti posteriori dove è più difficile riscontrare ad occhio nudo la presenza di piccoli processi cariosi. Se eseguite in verticale, le bite-wings inoltre permettono di evidenziare meglio la presenza di tasche parodontali.

ENDODONZIA

1. Perché devo devitalizzare un dente?

La causa principale che porta a dover devitalizzare un dente è sicuramente la carie. Quando questa si approfondisce a tal punto da arrivare in prossimità della polta dentale, è necessario ricorrere alla devitalizzazione. Oppure può essere che il dente sia già andato in necrosi, quindi il dente abbia già sviluppato un’infezione periapicale o addirittura un ascesso. Altre cause possono essere fratture accidentali, usura eccessiva della sostanza dentale, sensibilità accentuata, problemi parodontali o a volte può essere necessario devitalizzare un dente per scopi protesici.

2. Il dente ricostruito è più fragile?

Dal momento che viene eliminata la polpa dentale, la disidratazione che si viene a determinare rende un po’ meno elastico il dente che quindi risulta più fragile. Il rischio di frattura è anche rappresentato dal fatto che, il dente devitalizzato, essendo privato dei propriocettori pulpari che forniscono una protezione sensoriale durante la masticazione, subisce dei carichi maggiori rispetto a quelli che potrebbe sopportare potando spesso alla frattura.

3. Perché il dente devitalizzato mi causa ancora dolore?

Un fastidio o un dolore post operatorio può essere normale per qualche giorno. Se è presente infezione in genere il trattamento è eseguito sotto copertura antibiotica e ciò favorisce la rapida guarigione del dente. Inoltre una terapia antidolorifica è spesso sufficiente ad alleviare la sintomatologia post endodonzia. Se invece il dolore coinvolge un dente devitalizzato anni addietro, potrebbe essere presente un’infezione periapicale e quindi potrebbe essere necessario rivedere la devitalizzazione, cioè ritrattare il dente.

4. Cos’è il ritrattamento endodontico?

Quando una precedente cura canalare non è andata a buon fine e quindi o il paziente avverte ancora dolore o a livello radiografico è presente una lesione periapicale, può essere necessario ritrattare il dente, cioè togliere il vecchio materiale da otturazione dei canali, prepararli, detergerli, disinfettarli e sigillarli una seconda volta. Questo allo scopo di preservare il dente in arcata.

5. Perché si formano i granulomi?

Quando un dente va in necrosi, l’infezione batterica si propaga dalla polpa agli apici radicolari creando una lesione periapicale (evidente radiograficamente sottoforma di rarefazione ossea) che prende il nome di granuloma. Devitalizzando correttamente il dente, la lesione scompare gradualmente. La causa che porta alla necrosi del dente, oltre alla carie, potrebbe essere un trauma.

6. Perché il dente devitalizzato si è scurito?

Dopo una devitalizzazione il dente tende a scurire nel tempo a seguito del materiale da otturazione inserito nei canali (la guttaperca) che tende a pigmentare la dentina radicolare, ma anche quella coronale. Attraverso lo smalto traspare il croma dentinale sottostante che dà al dente un aspetto più scuro.

7. Che cos’è l’apicectomia?

Quando a seguito di un trattamento endodontico, anche ripetuto più volte, esita una lesione periapicale che dunque non guarisce, si può rendere necessario intervenire chirurgicamente asportando gli ultimi millimetri della radice infetta, preservando in questo modo il dente. L’apicectomia è anche indicata quando il dente è già ricoperto con una corona in ceramica e non si vuole sostituire il restauro.

PROTESI ESTETICA

1. Quali sono i materiali utilizzati per la realizzazione di restauri dentali estetici?

Vista la grande richiesta estetica dei pazienti, la tendenza attuale è di utilizzare materiali che non contengono metallo e quindi resine composite di ultima generazione, ceramiche integrali, zirconia e disilicato di litio.

2. Perché si vede il bordino scuro alla base della mia corona in ceramica?

Con il tempo può succedere che la gengiva si retragga ed esponga il margine metallico della corona creando un difetto estetico soprattutto se il dente è in zona estetica. L’orletto scuro può formarsi anche a seguito di fenomeni di ossidazione del metallo che con gli anni è ripetutamente a contatto con cibi e bevande diverse, oltre che con i fluidi orali.

3. Che cos’è un ponte adesivo?

E’ un restauro conservativo che permette di sostituire un dente ancorandosi ai denti vicini con degli appoggi o delle alette sfruttando la cementazione adesiva. Questo può risultare molto utile quando è necessario aspettare l’integrazione di un impianto in zona estetica o, nei giovani pazienti in crescita che hanno un’agenesia (assenza di un dente), nell’attesa di raggiungere l’età consigliata per l’inserimento di un impianto. Il ponte adesivo può essere impiegato anche come restauro dei denti posteriori, dopo una attenta valutazione degli spazi e degli spessori, con una leggera preparazione dello smalto dentale.

4. Se ho un dente scuro posso ricoprirlo con una faccetta?

Le faccette sono restauri in ceramica integrale che, per le caratteristiche fisiche che posseggono, lasciano passare la luce rendendo il restauro molto naturale. La copertura di un dente scuro con delle faccette è molto rischioso se si vuole ottenere un risultato estetico ottimale in quanto il colore finale potrebbe essere alterato dal colore del substrato. La stessa condizione potrebbe presentarsi per un dente devitalizzato che con il tempo può tendere a scurirsi.

5. Se ho i denti spaziati (diastemati) cosa posso fare?

Dipende dall’entità dello spazio tra i denti. E’ possibile eseguire una valutazione ortodontica nel caso in cui si volessero chiudere gli spazi con un apparecchio fisso, oppure una valutazione protesica per considerare il miglioramento estetico grazie all’applicazione di faccette o corone.

PARODONTOLOGIA

1. Posso curare la malattia parodontale?

Quella che una volta veniva chiamata piorrea, oggi definita malattia parodontale, può essere affrontata con ottimi risultati arrestandone l’avanzata e preservando la maggior quantità di tessuto di supporto possibile. Fondamentale è la diagnosi precoce e il mantenimento domiciliare del paziente deve essere molto meticoloso.

2. Perché le mie gengive si stanno ritirando?

Quando le gengive ricevono un insulto possono ritirarsi portando a quel quadro clinico definito come recessione gengivale. Le cause possono essere molteplici ed è fondamentale stilare un’accurata diagnosi per eseguire un corretto trattamento del difetto. Oltre alla presenza di placca o tartaro che costituisce quindi una causa infiammatoria ed infettiva, la recessione gengivale può essere causata da un trauma meccanico ripetuto, come lo spazzolamento non corretto, oppure può essere la conseguenza della malposizione dei denti o l’esito di un trattamento ortodontico con trazioni poco controllate.

3. Perché i miei denti sono mobili?

Quando il riassorbimento osseo a seguito della malattia parodontale è avanzato, il dente inizia ad essere mobile a causa del minor supporto. Con una terapia parodontale adeguata si può ridurre o addirittura eliminare la mobilità. I denti possono essere mobili anche a causa di un trauma occlusale (precontatto) che sovraccarica il dente il quale perde supporto e risulta di conseguenza mobile.

4. Quando è necessario intervenire chirurgicamente per trattare la malattia parodontale?

Dopo la terapia causale iniziale non chirurgica che prevede l’eliminazione dei depositi di placca e tartaro e il trattamento delle tasche parodontali, può essere necessario risolvere i difetti più profondi e/o ripristinare la corretta architettura ossea ricorrendo ad un intervento di chirurgia parodontale.

5. Perché è necessario fare un allungamento di corona clinica?

Quando una carie, una frattura dentale o una vecchia corona da sostituire si approfondiscono sotto gengiva violando l’ampiezza biologica e non consentendo un adeguato sigillo del nuovo restauro, può essere necessario ripristinare il corretto rapporto tra tessuti duri e molli ricorrendo ad un allungamento di corona clinica. Consiste in un intervento di chirurgia parodontale che, grazie a procedure di osteoplastica e gengivoplastica eseguite attorno al o ai denti, viene esposta una quota maggiore di radice sana su cui si ancorerà il nuovo restauro.

PEDODONZIA

1. Perché vanno curati anche i denti da latte?

E’ importante curare i denti da latte in quanto le carie possono creare dolore ai piccoli pazienti e soprattutto, se si formano tra un dente e l’altro, possono ridurre lo spazio interdentale creando un leggero affollamento che potrebbe influenzare l’eruzione dei denti permanenti.

2. Che cos’è la sigillatura?

Ai fini della prevenzione delle carie, è importante per i giovani pazienti eseguire le sigillature dei solchi dei primi molari permanenti che erompono intorno ai 6 anni. Questo perché il piccolo paziente non ha ancora sviluppato una manualità e un’attenzione adeguata all’igiene orale e quindi attraverso le sigillature con delle resine o vernici fluide, si proteggono i solchi dentali dalla formazione di carie.

3. Se mio figlio a seguito di un trauma si è fratturato un dente e sono riuscito a ritrovare il frammento, cosa devo fare?

E’ importante mantenere idratato il frammento che spesso può essere rincollato dal dentista. Immergerlo in soluzione fisiologica o nel latte all’interno di un contenitore chiuso.

4. Cosa sono le macchioline bianche sui denti?

Possono essere delle piccole decalcificazioni che vengono trattate con delle applicazioni di gel al fluoro, oppure possono essere delle macchie da iperfluorosi.

5. Che cos’è l’amelogenesi imperfetta?

L’amelogenesi imperfetta è un difetto dello smalto genetico che risulta demineralizzato con un classico aspetto a macchie giallo scuro o brune. Lo smalto in questi soggetti è più fragile e, in età più adulta, eventualmente può essere sostituito con un restauro diretto o indiretto a seconda della quantità di dente sano residuo.

6. Perché si formano dei puntini neri sui denti decidui?

Succede a volte che, nonostante venga fatta una corretta e scrupolosa igiene orale domiciliare, si vengano a formare dei puntini neri lungo tutto il margine del colletto dei denti. Solitamente tale fenomeno genera preoccupazione nei genitori del bambino che spesso tendono ad associare erroneamente questa problematica alle carie. Questa particolare pigmentazione è causata da un batterio cromogeno, l’actinomices. Per trattare questa problematica è necessario sottoporre il paziente ad una lieve igiene orale periodica attraverso l’ausilio di gommini e spazzolini che permetterà di rimuovere completamente tutti i puntini.

ORTODONZIA FISSA E MOBILE

1. A che età è corretto fare una prima valutazione ortodontica?

Più precocemente si intercettano abitudini viziate o alterazioni nello sviluppo armonico delle arcate dentarie e dei mascellari, più facilmente si può trattare il problema, spesso anche già intorno ai 3 anni di età.

2. E’ vero che portare il ciuccio e/o succhiarsi il pollice può causare problemi di malocclusione?

L’utilizzo prolungato del ciuccio o l’abitudine di continuare a succhiarsi il pollice possono portare ad uno sviluppo alterato del palato e quindi delle arcate dentarie. I giovani pazienti mostrano in genere un palato stretto, un morso aperto e dei denti superiori sporgenti.

3. Esistono dei trattamenti invisibili che permettono di allineare i denti?

Oggi è possibile per certi casi selezionati trattare dei disallineamenti e degli inestetismi di posizione dentale utilizzando dei sistemi di mascherine progressive trasparenti che vengono sostituite all’incirca ogni 3-4 settimane e che consentono di ottenere un allineamento corretto.

4. Che cos’è l’up-righting?

La perdita di alcuni denti nel paziente adulto, può portare allo spostamento dei denti vicini e dei denti antagonisti che fisiologicamente cercano di chiudere lo spazio creatosi dall’assenza dei denti persi o mancanti. Se i denti più posteriori si inclinano eccessivamente può essere necessario ricorrere ad un trattamento di ortodonzia “pre-protesica”, detto appunto up-righting, al fine di rimettere in asse l’elemento collassato e riaprire lo spazio della zona edentula. Questo consentirà di riabilitare correttamente l’elemento o gli elementi mancanti con le giuste proporzioni.

5. Gli impianti si possono spostare ortodonticamente?

L’impianto non può essere spostato ortodonticamente in quanto, non essendo fornitodi legamento parodontale, risulta immobile e non risponde alle trazioni ortodontiche che sfruttano i processi di riassorbimento e di apposizione per spostare i denti.

IMPLANTOLOGIA E CHIRURGIA ORALE

1. I denti del giudizio vanno sempre estratti?

Non necessariamente i denti del giudizio danno fastidio e in alcuni rari casi risultano normalmente posizionati in arcata. Laddove la malposizione del dente crea difficoltà nel mantenimento di una corretta igiene determinando continui episodi di pericoronarite (infiammazione della mucosa attorno al dente) o ci sono necessità ortodontiche, spesso si rende necessaria la loro estrazione.

2. Perché è necessario fare una frenulectomia?

Il frenulo labiale o linguale è un tessuto fibroso che può limitare i movimenti della lingua o essere troppo vicino al colletto gengivale tanto da determinarne una recessione a causa dei ripetuti movimenti del labbro. In questi casi si rende necessario eseguire un piccolo intervento di rimozione del frenulo.

3. Quando è necessaria una rigenerazione ossea prima di inserire degli impianti?

Oggi con la possibilità di inserire impianti corti si è ridotta molto la necessità di rigenerare l’osso perduto per riassorbimento. Se però la quantità di osso residuo è insufficiente per poter inserire degli impianti, è necessario rigenerare l’osso prima di poterli inserire.

4. Perché è importante utilizzare un provvisorio sugli impianti prima di passare al definitivo?

Molti pazienti si chiedono perché non è possibile protesizzare definitivamente un impianto senza passare per un provvisorio. La fase del provvisorio è fondamentale in quanto innanzitutto viene dato all’impianto un carico graduale con un restauro non cosi rigido come il dente definitivo, il paziente che da molto tempo (a volte anni) è abituato a non avere il o i denti deve adattarsi ad un nuovo ingombro riabituando labbra, guance e lingua alla presenza dei nuovi restauri. Inoltre il provvisorio si può facilmente modificare. Quando il paziente non ha disagi di alcun genere, mastica bene e sente il nuovo dente come parte di se stesso integrata, allora è possibile passare al definitivo.

5. Quando è possibile fare un carico immediato?

Quando il torque di inserimento è adeguato. Nel caso di un impianto singolo anteriore si ricorre alla protesizzazione immediata per scopi estetici. Nel caso di edentulia totale, dopo un’attenta programmazione, è possibile inserire gli impianti e caricarli entro 48 ore solidarizzandoli tutti insieme. Per le riabilitazioni dei soli settori posteriori il carico immediato è molto rischioso in quanto le forze masticatorie potrebbero facilmente inficiare la fase delicata di osteointegrazione e quindi portare alla perdita precoce dell’impianto.

6. Che manutenzione è necessario adottare per gli impianti?

Igieni orali più frequenti (almeno 2 volte l’anno) in quanto gli impianti sono più delicati dei denti naturali e concedono meno. Per le riabilitazioni totali su impianti è utile programmare al massimo una volta ogni 2 anni una manutenzione ordinaria, smontando il lavoro protesico, controllando anche visivamente gli impianti ed eseguendo cosi un’igiene professionale più facilmente. Per qualsiasi riabilitazione inoltre, dalla più semplice con un impianto singolo alla pù complessa come un’intera arcata, è bene eseguire delle radiografie endorali di controllo almeno una volta l’anno per controllare la salute dell’osso periimplantare.

7. C’è un limite di età per inserire degli impianti?

E’ meglio aspettare almeno 20-25 anni di età a seconda del sesso e della conformazione ossea del viso (sopratutto per i settori estetici). Se non ci sono particolari condizioni di salute, abuso di fumo o alcool, assunzione di farmaci che controindicano l’inserimento degli impianti, non ci sono limiti di età.

8. Che cos’è l’All-on-four?

E’ una riabilitazione implanto-protesica con cui è possibile ripristinare i denti mancanti di un’intera arcata con una protesi fissa avvitata su 4 impianti inseriti strategicamente nell’osso. Grazie a questa procedura è possibile evitare interventi di rigenerazione ossea in quanto due impianti vengono inseriti nella zona anteriore della mascella o della mandibola e due inclinati posteriormente bypassando il nervo mentoniero per quanto riguarda la mandibola, o anteriormente ai seni mascellari per quanto riguarda il mascellare superiore.

GNATOLOGIA

1. Sento un click in prossimità dell’orecchio. Da cosa può dipendere?

Il click articolare potrebbe dipendere da una malposizione del disco dell’articolazione temporo-mandibolare quando i muscoli o l’articolazione stessa lavorano in sovraccarico o per motivi di malocclusione. Spesso si pensa ci sia un problema di competenza otorinolaringoiatrica, ma con un esame approfondito è possibile fare una corretta diagnosi gnatologica.

2. In cosa consiste un trattamento gnatologico?

Quando un paziente soffre di problematiche all’articolazione-temporomandibolare (click, scrosci, acufeni, dolori in apertura e chiusura, limitazioni nei movimenti...) o ai muscoli masticatori (tensioni muscolari, cefalee, mal di testa, dolori al collo o anche alla schiena…) è necessario risolvere la sintomatologia e ripristinare un corretto rapporto tra le due arcate dentarie utilizzando un bite gnatologico. Il bite gnatologico è una placca rigida che viene riequilibrata ogni 3-4 settimane al fine di fornire al paziente contatti bilanciati e omogenei su tutti i denti. Questo permette di sciogliere le tensioni muscolari e articolari, far lavorare correttamente le articolazioni e proteggere i denti. La durata del trattamento è variabile a seconda della gravità della situazione.

3. Le mie cefalee possono dipendere da una malocclusione?

Una malocclusione determina un lavoro alterato ad opera di muscoli e articolazioni i cui effetti possono ripercuotersi anche sui muscoli cranio-facciali determinando quadri di cefalee e mal di testa anche ricorrenti.

4. Quale esame permette di diagnosticare una patologia articolare?

L’esame d’elezione per diagnosticare una patologia all’articolazione temporo-mandibolare è la risonanza magnetica. Questo esame viene eseguito a bocca chiusa e a bocca aperta per valutare l‘escursione del disco articolare, la sua posizione rispetto ai capi ossei, la presenza di flogosi, artrite, artrosi o osteonerosi.

5. L’usura dentale a cosa può portare?

L’usura dentale è un processo fisiologico che avviene durante la vita di ogni persona in maniera più o meno accentuata. In certe condizioni disfunzionali, quali il serramento e il digrignamento, questo processo è più accentuato e più rapido e può portare in tempi anche relativamente brevi a quella che viene definita “perdita di dimensione verticale occlusale”. Questo condizione innesca una serie di conseguenze importanti non solo a livello strutturale, ma anche a livello muscolare e, in ultima analisi, articolare.

POSTUROLOGIA

1. C’è relazione c’é tra occlusione e postura?

Molte problematiche occlusali generano scompensi posturali che si possono ripercuotere lungo la colonna vertebrale fino all’appoggio plantare come del resto un’abitudine viziata o un atteggiamento posturale scorretto possono avere come forma di compenso una malocclusione. Alcuni esempi sono quelle professioni che costringono la mandibola o il corpo ad assumere posture scorrette per periodi prolungati come i musicisti di strumenti a fiato, i violinisti, i sub o i ballerini di danza classica.

2. Perché è necessario valutare la postura del paziente?

Quando vengono eseguiti dei trattamenti ortodontici sui giovani pazienti in crescita o delle riabilitazioni complesse negli adulti, può essere importante allargare gli orizzonti diagnostico-terapeutici indagando sulla presenza di problematiche posturali che potrebbero avere un nesso con la malocclusione o con la sintomatologia già presente nel paziente. Per fare qualche esempio, capita spesso di trovare pazienti con una seconda classe scheletrica (la mascella molto più in avanti rispetto alla mandibola) con dei piedi cavi, e dei pazienti con una terza classe scheletrica (mascellare poco sviluppato o mandibola ipersviluppata che porta ad una condizione di testa-testa dei denti anteriori o di morso inverso) con dei piedi piatti. Dopo un adeguato trattamento si assiste spesso ad un cambio dell’appoggio plantare che migliora la distribuzione dei carichi.

3. Perché è necessaria la collaborazione con l’osteopata?

Molto spesso pazienti disfunzionali con patologie all’articolazione temporo-mandibolare o con problematiche posturali è bene che vengano trattate a quattro mani, grazie all’aiuto dell’osteopata. Questo permette all’odontoiatra di lavorare con più facilità ed il trattamento gnatologico, ortodontico o protesico può fluire molto più facilmente. Questo vale anche per pazienti che si presentano dall’osteopata e che hanno problematiche odontoiatriche; anche il lavoro dell’osteopata o del fisioterapista avrà maggiori risultati e più rapidamente se collabora con l’odontoiatra al fine di trattare il paziente nella sua globalità.

4. C’è una relazione tra occlusione e vista?

Una malocclusione ha sempre delle forme di compenso in altri distretti anatomici e, uno di questi, può essere rappresentato dall’occhio. L’assunzione di una posizione anomala del capo, porta l’asse orizzontale bipupillare a ricercare un’inclinazione di compenso che può avere influenze sull’acuità visiva. Per questo motivo molto spesso ci avvaliamo della consulenza di un ortottista posturale grazie al quale è possibile migliorare il trattamento del paziente coinvolgendo un distretto anatomico, quale appunto quello dell’occhio, che difficilmente viene considerato essere in relazione con l’occlusione dentale.

 

Home - Menu